Visualizzazione post con etichetta così va la vita. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta così va la vita. Mostra tutti i post

lunedì 28 novembre 2011

Il Dozzini che manca


C'è un mondo, là fuori, che a quanto pare non riesco a fare a meno di preferire a questo piccolo vecchio blog. E per là fuori mica intendo la vita reale: intendo facebook, principalmente, l'altro mio blog sul pallone, adesso pure twitter.

Ma almeno due parole sul romanzo che io ho scritto e Lantana Editore s'è preso la briga di pubblicare giusto un mesetto fa adesso le devo spendere. Si intitola L'uomo che manca, e ha una copertina fantastica. Qua troverete qualche elemento in più, se vi interessa.

E prima o poi tornerò a darmi un po' più da fare anche qui, immagino.

(Eccola, la copertina:)



giovedì 4 giugno 2009

kakà

dice che kakà, sì, lo vende, perché quelli gli danno più soldi, al giocatore, e il giocatore non può rifiutare. come sheva, dice, fece così anche lui, e allora, cari tifosi milanisti, non prendetevela con me, che se fosse per me lo terrei e rifiuterei qualsiasi offerta da qualsiasi sceicco arabo o costruttore spagnolo. 
invece non è vero, kakà lo vendono perché lo vogliono vendere (lo sa anche gattuso: "c'è crisi e il milan l'ha messo sul mercato"; voglio dire, gattuso), ma nessuno, a porta a porta che è appena cominciata, si sogna di contestare questa presunta verità insindacabile, e quindi via alle danze, vai col liscio, vada, signor presidente, vada pure avanti. 
fortuna che di là, sul 4, c'è un film di metà anni settanta con cochi (e ponzoni) che fa lo scrittore sfigato che si ritrova a lavorare per un editore erotico (in tutti i sensi, nella produzione e nell'indole) che lo ricopre di soldi, agi e potere, e c'è una ragazza nera in topless che si fa chiamare raggio di luna ma che in realtà si chiama angela (come angela davies, di cui peraltro ha i capelli) e dice a cochi "tu piacere, tu piacere", ridendosela di brutto. fortuna, poi, che ancora un po' più in là, sul 6, c'è questo film di metà anni novanta con dan akroyd e julianne moore e il tizio di x-files che devono combattere contro un alieno che è una specie di incrocio tra blob e una piovra preistorica e riescono a sconfiggerlo iniettandogli qualche vagonata d'aqua su per - perdonate, ma è così - il culo, in modo che quello c'abbia delle turbe intestinali (un certo arbultcamento sott'al blico, direbbe roco) tali da farlo esplodere e trasformare il deserto americano in cui tutto si svolge in un apoteosi di merda extraterrestre che viene giù come (citando un assistente del vecchio amico di belushi, o il vecchio amico stesso, non ricordo) neve. fortuna che c'è mediaset, insomma, che offre valide alternative al monologo del premier propinato dalla televisione pubblica. 
che poi, ovviamente, che il milan venda kakà a me mi fa godere non poco.

lunedì 27 aprile 2009

tuttavia

Ho da poco scoperto che la mia amica Mary, quando finisce un libro, fa passare qualche giorno prima di cominciarne un altro - vuole dare all'ultima lettura un po' più di respiro, prima che venga soffocata dalla prossima. E' una cosa sensata, e mi sembra una linea di comportamento assolutamente lodevole. Noi che leggiamo nevroticamente, tuttavia - per scongiurare la noia e il timore dell'ignoranza e della nostra morte imminente - non possiamo permetterci di farlo.

Nick Hornby - "Shakespeare scriveva per soldi"

martedì 24 marzo 2009

arden mal

poi magari viene fuori che è perché uno non ha niente da dire, se sta zitto.
o che il poco che ha da dire fa prima a dirlo altrove.
o ancora chissà, le cose cambiano, tutto qui.

comunque, per esempio, chiunque possa farlo legga "i libri bruciano male", del galego manuel rivas, autore feltrinelli di lungo corso. gran libro, lungo, corale, profondamente iberico, magari più portoghese che ispanico, ma provate, date retta, armatevi di pazienza e gustatevolo fino in fondo.

e poi segnatevi questa data: 30 aprile 2009. a foligno, auditorium, suona bonnie prince billy. menestrello folk di primissimo piano e di prolifiche virtù. clamoroso che passi dalle nostre parti. imperdibile.

pochi giorni prima uscirà il nuovo disco di bob dylan. ovviamente sarà bellissimo.

stateben

martedì 3 febbraio 2009

dozzini il pragmatico

che stanchezza, questo blog.
eppure ce ne sarebbero, di cose da dire.

roma, per esempio, è andata. passata. esaurita. lo sanno tutti, non è un annuncio, ma certo che due parole dovrei spendercele. invece niente. sarà questo pragmatismo che m'ha preso, questa voglia di badare al sodo, pochi fronzoli e pochi sentimenti a buon mercato.
roma, mi viene da pensare, si farà mancare tra un po'. per adesso c'è questo gran benessere di stare a casa mia, di dormire su un vero letto e di mangiare veri cibi, questa soddisfazione di non scontrarsi con i gomiti e le schiene e le teste di sconosciuti che pensano di aver più diritto a star comodi nell'autobus di te, questa divertente necessità di gestire il proprio tempo ma senza l'assillo dei bisogni elementari da soddisfare. boh, ora sto bene.

e in questa mia prima settimana perugina, senza la chiara che lavora in montagna, senza trippa che gironzola per valencia (!), senza il meuri che congela a milano, ma con bozzi e la patrizia e chissà chi altri ancora, in questa mia prima settimana perugina, insomma, dubito che il giallo del mio quartiere capitolino mi mancherà.

ok.
state bene.

e ascoltate i franz ferdinand, gli ultimi franz ferdinand.

g

mercoledì 7 gennaio 2009

anni zero

basta cene, basta soldi in fumo, basta stomaco sottosopra.

è andata anche la befana, e oggi abbiamo già una settimana di 2009 alle spalle. tra meno di un anno saremo negli anni 10, e da quel momento in poi quel che faremo sarà molto più facile da catalogare (insomma, parlare di "anni 0", al di là delle licenze cantautoriali di mr luci della centrale elettrica, non è proprio il massimo).

e poi ci ricorderemo che sul finire del primo decennio del secolo ci fu una nuova guerra in medioriente. ma nessuno si ricorderà come andarono esattamente le cose. io già non lo so più. le centinaia di palestinesi morti tra natale e un secondo fa, nemmeno.

ok.

buon anno.

mercoledì 3 dicembre 2008

+49

l'ufficio stampa è sbrigativo, sarà perché la sua è una grande casa editrice e il mio un piccolo giornale. con una mail da 30 battute mi dà il numero di cellulare dello scrittore, tedeschi l'uno e l'altro, e nemmeno non dico un appuntamento telefonico ma, che so, un'indicazione di massima, tipo chiamalo di mattina, o dopo le 5, o non giovedì. niente. poi dei due libri che gli avevo chiesto di inviarmi, uno è sbagliato, ce l'ho già e non mi rimarrà che regalarlo al mio amico che di quel libro, a mio parere, è più bisognoso. e l'intervista? l'intervista la farò. esosamente, e forse improvvisamente. o annunciandola prima con un sms (insomma, siamo nel 2008, non biasimatemi). ne avrete notizia, quando sarà passata in giudicato.

e la caffettiera smette di fare il suo mestiere, spingendomi a ricorrere ad antichi rimedi suggeriti dalla mia collega napoletana.

mentre il cielo arrembante romano degli ultimi giorni batte in ritirata e lascia spazio al blu che gli sta dietro, e il sole benedice dicembre e il suo freddo.

state bene.

venerdì 28 novembre 2008

barba e capelli

fucili e granate e cieco furore negli occhi. mumbai - bombay - è scesa all'inferno. l'india, enorme e più vicina di quel che crediamo, lancia il suo grido e c'è chi, come me, non sa nemmeno come inorridire.

novembre, intanto, è quasi al capolinea, ce lo ricordano l'odierno compleanno di cagnini e quello imminente di tutta una serie di persone rilevanti (tipo mio padre, virginia, woody allen, il padre di gabo màrquez e totò schillaci), e ce lo ricorda pure il freddo che è venuto fuori in una settimana e che io combatto a forza di non tagliare barba e capelli ed esibendo un cappotto che manco il dottor zivago.

domani, malinconia per malinconia, moltheni suona e canta all'urban, a dispetto di quando, tre anni fa esatti, appena sceso da un certo palco ternano urlò il suo odio verso perugia e i perugini di fronte a degli increduli, o forse solo sorpresi, meuri e me medesimo.

questo venerdì orfano di carezze lo passerò leggendo racconti di intensi scrittori tedeschi, digerendo la mia quasi solita padella di seppie coi piselli e, a quanto pare da quel che è accaduto negli ultimi minuti, starnutendo.

poteva andarmi peggio.

ma anche meglio, of course.

state bene.



g

giovedì 6 novembre 2008

anziché

ok. è andata.

abbiamo proiettato sull'obama day tutte le energie che avremmo voluto adoperare per celebrazioni di portata meno remota. festeggiato al posto di ciò che ci sarebbe piaciuto terribilmente festeggiare. la caduta di g.w.b. anziché quella di b. si spiega così, questa nostra euforia, mi sembra un'evidenza facilmente riscontrabile.
ma ben venga, come ogni euforia.

hold on, world, 'cos you don't know what's coming

lunedì 27 ottobre 2008

chi sia stato non si sa

non erano due milioni e mezzo. molti di meno.
non erano duecentomila. molti di più.

chi c'era sicuramente, sabato pomeriggio al circo massimo, è max pezzali. non per partecipare da privato cittadino. per cantare. sul palco. di fronte a tutti.

il pd riparte da lui. dall'uomo ragno.

bene a sapersi.

andrà meglio, la prossima vita.

baci

mercoledì 22 ottobre 2008

that's cool

arrivo a campo de' fiori e i miei tre compari sono già belli e brilli. prima di andare alla festa più cool che possiate immaginare, c'è il tempo di steccarci, come dicono qua, un'ultima bottiglia di vino. sedara, donnafugata, 6 euri e mezzo al bar all'angolo. poteva andar peggio.
c'avviamo parlando, e sulla soglia, dieci minuti e l'intera bottiglia dopo, scopro che il terzo dei miei compari, quello che non conoscevo, è il figlio del mago zurlì, sceso a roma per studiar regia al centro sperimentale. un po' mi commuovo, ma passa in fretta.

una volta dentro al centro sociale che ospita il party organizzato dalla casa editrice più cool che possiate immaginare, pagato un ingresso (1o euri: consumazione+catalogo del festival del cinema, pubblicato dalla medesima casa editoriale) su quattro, non resta che sbrigare la pratica consumazione e prendersi un negroni. per ragioni non chiare, tocca a me. non che il negroni mi piaccia, ma in fondo è meglio così. poi continuo a parlare con zurlì jr, che è simpatico. mi passano davanti un paio di tizi che studiavano a perugia, ma non riesco a salutarli. uno era il ragazzo di una mia cara amica, vattelapesca come c'è finito, qua dentro. poi qualche collega di lavoro, un fantastico ex collega iraniano col codino, e così via. il più giovane dei compari, intanto, è un po' fritto dalle quattro ore di vino che ha alle spalle, ma non per questo quando cogli altri cominciamo a ballare lui resta in disparte. lo si nota di più se non lo fa, certo. chi balla vicino a noi, invece, è un'attrice magra magra di cui ricordo il nome ma nemmeno un titolo dei film che ha fatto. sandra ceccarelli, il film con lo cascio, ma sì, ma dai. va beh.

la musica è carina, rockettino con qualche sparuta pretesa (cure, clash, strokes) e parecchia ruffianeria (video killed the radio stars, per intendersi). si balla si balla, anche se sopra la mia testa c'è un'enorme ventola di cui già so che mi ricorderò, e che infatti il mattino seguente (quello di oggi, nda) mi rimarrà addosso sotto forma di subdolo torcicollo. il compare residuo si dimena contento, pensare che l'avrei immaginato ballare solo cogli ska-p o la banda bassotti. glielo dico, se la ride. bene, la festa cool non è male, e la gente cool si diverte. tutti creativi, penso, tutti scrittori, attori, sedicenti editor, uffici stampa, giornalisti, musicisti, comici (c'è pure quello là, quello grasso, emiliano, cogli occhi azzurri, che negli anni 80 stava in coppia con un altro, tipo al drive in o giù di lì, ma chi è, chi è?) e figli di maghi. un popolo di talenti presunti che ha deciso di spendere la propria vita rifuggendo i lavori di fatica. chissà perché sarà così tediosa, l'idea di lavorare per guadagnarsi da vivere, mi dico. li guardo, mi guardo, e mi sembra un po' una messa in scena. sarà il ricordo del sudore e delle mani sporche di mio padre, di cui non riesco a liberarmi. questi intellettuali, insomma, mi convincono sempre meno. e io mi convinco quanto loro, se non meno.

stateben

martedì 9 settembre 2008

add as friend

ormai il tempo te lo ruba facebook, che lo dicono tutti che è una specie di droga, e anche se in fondo ti senti sempre un po' in colpa per quest'aura di voyeurismo che circonda tutto quello che fai là dentro alla fine controlli ogni due ore se c'è qualcosa di nuovo.
non so se c'entra l'etica, a dire il vero. probabilmente sì, come quasi sempre accade. di certo c'è che grazie a quest'aggeggio malefico ti riesce di rivedere le facce di gente alla cui faccia oramai avevi smesso di pensare da anni, ti lusinghi di essere stato aggiunto come amico da quel tal dei tali che non avresti detto, scopri cognomi, compleanni e - soprattutto, dico io - amicizie. chi è amico di chi? la curiosità muove gli uomini buoni, il denaro i saggi.

denaro, dicevo. a me mi muove poco e niente, semmai il motore è la di lui assenza, ma questo è un altro discorso. per settembre, prima volta nella vita, ho deciso di appuntarmi le spese. eviterò di fare sub-totali vari, non voglio rovinarmi il gusto di scoprire, il giorno del mio prossimo compleanno, che un mese campione delle mie spese compensa abbondantemente un mese campione delle mie entrate. sarà bellissimo.

in compenso sono in procinto di ricominciare a recensire libri per europa dopo la quasi pausa agostina. vi saprò dire a breve su chi andrò a puntare.

ed evviva le ciambelle (come quella che ho mangiato stasera a chiosa della triste cena in solitaria).

mercoledì 27 agosto 2008

paresse

scrivi, dice la patrizia. paresse facile. scrivi che? non vedete quanto tutto sia incredibilmente chiaro? è ancora agosto, e ad agosto la vita funziona così. la cina, la russia, l'inedia e il mal di stomaco di chi non vorrebbe ricominciare a lavorare. e poi i racconti delle vacanze al lavoro, standard, pigi play e ti escono in automatico le solite parole; secondo uno studio della peddington university il fenomeno dovrebbe durare non più di tre giorni e quattro ore, per cui attendo fiducioso l'arrivo di domani.
scrivi, dice la patrizia.
paresse facile.
per il momento non c'è niente che io possa voler seriamente dire.
abbracciebaci

venerdì 25 luglio 2008

tutori della legge

Martedì 15 luglio, sette e mezza di sera. Il pakistano urla, sbraita, si dimena fendendo l’aria con un mazzo di rose rosse. C’è un ragazzo rasato che lo tiene a fatica per il collo, da dietro. Una “cravatta” vigorosa. I due si trascinano lungo il marciapiede che costeggia via dei Fori Imperiali, a un passo dal Vittoriano. Si trascinano perché l’asiatico, pakistano, indiano, bengalese o cingalese che sia, sta cercando di scappare, e l’altro non lo molla. Poi arriva un poliziotto, e si fionda subito sull’uomo di colore, cercando di bloccarlo a terra. Usa le maniere forti. Ma quello cerca di sgusciare, non si calma, continua a urlare parole incomprensibili per chi non conosce la sua lingua. Ma è evidente che chiede aiuto.

E l’aiuto gli arriva, un po’ strampalato, da una ragazza magrolina che s’avvicina e dà due leggeri colpi sulla schiena dell’uomo rasato. Poco sotto la spalla, di palmo, quasi goffi. In quel momento un altro agente si fionda sui quattro, e mentre con una mano cerca di dare il suo contributo per bloccare il pakistano prende a male parole la ragazza. «Ma che fa? Non vede che ci siamo noi, che c’è la polizia? Lei ha dato un pugno a un vigile urbano in borghese, come si permette? Guardi che portiamo dentro anche lei». Lei non indietreggia di un passo, anche se ha il naso del poliziotto a un centimetro dal suo. «E che ne sapevo che era un vigile urbano? E poi lo stava strozzando. E poi non ho dato nessun pugno».

Nessun pugno, vero, giusto quel paio di colpetti. Poi la scena si sposta poco più in là, quasi a ridosso del Vittoriano. I due poliziotti e il vigile urbano in borghese portano con le cattive il pakistano vicino alla loro volante parcheggiata sul bordo della strada. Nel frattempo s’è formato un piccolo capannello di gente che assiste alla scena, c’è anche un uomo alto, coi baffi, che parla coi poliziotti e ha l’aria di essere un loro superiore. Mentre il vigile urbano rasato apostrofa la ragazza - «Mi hai dato un pugno, mi hai dato un pugno! E che c’entra che ero in borghese? I poliziotti dobbiamo essere noi, tutti noi!» - i due agenti in divisa continuano a prendersela col pakistano, che non smette di divincolarsi. Capelli brizzolati, faccia scavata, un corpo magro magro da maratoneta, deve avere una cinquantina d’anni, ma non demorde. Allora uno dei due poliziotti, quello più giovane, un armadio con gli occhi sottili e le mani da gigante, lo sbatte a terra. Poi, in pratica, gli si siede sopra, mentre l’altro lo prende a calci sulla schiena. Infine il pakistano è schiena a terra, e uno degli agenti, chino sopra di lui, gli stringe energicamente la gola, fino a ridurlo al silenzio. «Allora, la smetti?», urla. Quello la smette, sì. È esanime, ha le labbra biancastre. Socchiude gli occhi e si lascia sbattere dentro la volante.

La gente chiede cos’abbia fatto, l’uomo, per meritarsi un trattamento del genere, ma non ottiene risposta. La più agguerrita di tutti è la ragazza. Di anni lei ne avrà meno di trenta, e scuote i suoi ricci con impertinenza. «Non c’è problema – dice ai poliziotti che le intimano di smetterla -, io vengo a testimoniare». Poi arriva un’altra volante, che parcheggia dietro l’altra. Sembra tutto finito. La gente s’allontana, scossa. L’uomo coi baffi, quello che probabilmente è il capo, raccoglie il mazzo di rose che il pakistano ha stretto in mano fino all’ultimo e lo schiaffa nel portabagagli della sua auto di servizio.

Però c’è qualcosa che ai poliziotti non quadra. Nonostante la loro pazienza, nonostante abbiano chiuso un occhio sul “pugno” dato al vigile in borghese, la ragazza, venti metri più in là verso il Colosseo, s’è fermata a parlare con un motociclista che le ha chiesto lumi sulla vicenda. Allora quello coi baffi e uno degli agenti la raggiungono. «Può seguirci, signorina?». «Certo». Ma non c’è nessuna lavata di capo sul posto, né niente. Non le spiegano perché, ma la fanno entrare nell’altra volante. «Dietro?», chiede lei, ancora fiera, ma un po’ sbalordita. «Dietro». E il piccolo corteo parte alla volta del commissariato, la macchina dell’uomo coi baffi davanti e le due volanti dietro.

Già, ma quale commissariato? Prima di andarsene gli agenti spiegano di far riferimento a Colle Oppio, nell’ambito di un’operazione coordinata dal Celio. Ma né in via Petrarca (il commissariato Esquilino, competente per Colle Oppio) né in via Marco Aurelio (sede del Celio) ne sanno nulla. Dicono solo che in questi giorni è in atto un’operazione di controllo anticlandestini, di cui si occupa direttamente la Questura. Ma questo non aiuta a molto, perché anche la Questura dice di ignorare l’episodio. Restando ai fatti, rimane da capire qual è stato l’episodio scatenante, quale il reato di cui s’è macchiato il venditore di rose, se solo il tentativo di fuga dovuto al suo presumibile status di clandestino o altro. Al di là degli interrogativi sulla violenza spropositata compiuta a danno del pakistano e sulla sorte della ragazza senza paura che ne ha preso le difese.

lunedì 14 luglio 2008

la forza dell'abitudine


niente da fare. è più forte di loro.

mercoledì 9 luglio 2008

navona

dall'intimo al pubblico.
ieri, a piazza navona, c'ero. per vedere, per ascoltare. per aggiungere carne al fuoco, per capire che idee ho in testa.
ho visto, ma, confesso, guardato poco.
ho ascoltato, ma sempre più distrattamente.
la borsellino, equilibrata e condivisibile.
ovadia, teatrale e trascinante.
di pietro, balbettante e fotocopia di sè, venuta manco troppo male.
poi pancho pardi. e via alla distrazione.
poi, risalendo la folla per raggiungere una vecchia amica da incontrare dopo tempo, le poco comprensibili - la voce, quella voce - poesie di camilleri.
poi travaglio, divertente, tagliente, con le sue tante ragioni e i suoi pochi torti.
poi, grillo. e io giù a parlare con claudia, a farmi più in là.
poi la guzzanti. ma ero già dietro il palco, a divincolarmi dai militanti di sinistra critica ("vuol firmare? proposta di legge per il salario minimo garantito a 1.300 euro al mese". ma per piacere).
insomma, non ce l'ho fatta. ad ascoltare gli oltranzisti del "è tutto un magna-magna" non ce l'ho fatta. e passi per grillo, che ho sempre disprezzato, che trovo improponibile, inconsiderabile, inimmaginabile. ma peccato per la guzzanti, che una volta un po' mi piaceva. era brava, la guzzanti comica. poi è diventata un pozzo di fiele e allora lasciamo perdere, che è meglio.
che dire, per stare al merito? nulla. un gran senso di inutilità. di possibilità sprecata. ma non mi riferisco solo alla manifestazione di ieri, che è nient'altro che un elemento di qualcosa di più grande, diffuso. abbiamo perso. urliamo pure che berlusconi è un criminale: abbiamo ragione. ma non cambierà nulla. non se ne esce più. ora come ora, non se ne può uscire. se lo spettro in cui ci muoviamo va da di pietro a veltroni, siamo fritti.
boh, facciamoci scivolare sopra l'estate.
riparliamone a settembre, col fresco.
mal che vada ci butteremo a destra.

stateben

martedì 8 luglio 2008

pianto di mare

mai stato a lloret de mar. è a due passi da barcellona, ma a meno che tu non sia un ragazzino in cerca di carnai e disco-bussi che ci vai a fare?
la riccione spagnola, diceva la gente. la riccione catalana. beh, non mi interessava.
però era davvero lì, vicina.
e, non so, questa storia della ragazzina trucidata m'ha angosciato parecchio. certo, la vicenda è tragica in sé. lei così giovane, queste foto in cui appare così sorridente, abbronzata, solare. poi, improvvisamente, l'ansia dei genitori in canottiera, le speculazioni dei media sulla vita dissoluta di lloret, la facile ironia sottotraccia, la certezza, incontrovertibile, che la ragazzina sarebbe saltata fuori morta e solo morta. e lo sbocciare di impudichi particolari, i tatuaggi, le stelle, i brillantini, una morta decorata come una bambola, come un numero da circo venuto male. in qualche modo, piano piano, dentro di me è montata una piccola, cupa, disperazione. come un tradimento fatto da una terra che considero comunque mia. come il compimento di qualcosa che avrebbe potuto benissimo riguardare chiunque, cinque anni fa, delle tante amiche che avevo io a barcellona. come meredith, certo. l'erasmus, in quel caso, il suolo catalano in questo. non c'entra niente, direte. forse è vero. ma più probabilmente, invece, c'entra una cosa e l'altra. queste due morti, ma questa morte di luglio in particolare, hanno come cauterizzato una ferita, profonda e mia, in cui il germe di una certa giovinezza residua continuava a prosperare. è guarita, e la carne, un pezzo della mia carne, è meno viva. retoricamente, qualcuno al posto mio potrebbe dire che con la ragazzina padovana è morta un'idea (se non l'idea) delle mie amiche delle notti barcellonesi. quell'idea è carne morta, è quel pezzo della mia carne, è quella cicatrice.
io che per queste faccende di cronaca nera ho una morbosa repulsione.
io che a lloret non sono mai stato.
io che, se così si può dire, ho guadagnato un po' di tristezza di esistere in più.

lunedì 30 giugno 2008

niño non aver paura

ok, l'eurocopa è finita. gli spagnoli hanno giocato bene, bassi e tecnici e scuri come sono la cosa non può che farmi felice. peccato non ci siano giocatori pelati. no, la stempiatura cervicale di iniesta non vale.
adesso gli amici iberici festeggeranno ininterrottamente fino al 2020. a meno che nel frattempo non gli riesca di vincere qualcos'altro, il che tutto sommato a questo punto non è nemmeno così improbabile. quest'estate andrò a vedere come vanno le cose. anche se i baschi, forse, riterranno di aver poco da celebrare.

comunque, ora si volta pagina. berlusconi sta portando a termine l'ennesimo frammento di colpo di stato, e nessuno ormai riesce a prenderlo più sul serio. io se ci penso sono sconcertato. e forse sarebbe il caso di smettere di non pensarci. organizzarci per fare qualcosa. ma cosa? armi bianche? bombe a mano? tricketracke? no, è l'incultura civile che va abbattuta. anche se il circolo vizioso in cui siamo sprofondati promette di non smettere mai di vorticare. ahimè!

per ora basta così. nel dietro le quinte di quest'aggeggio ci sono lavori in corso. per il momento, devo confessarlo, sono ignoti anche a me. vedremo.

state bene.

giovedì 12 giugno 2008

autoriferito

la scorsa settimana, come sapete, ho intervistato nick hornby. l'intervista è uscita giovedì su europa. per chi non l'avesse trovata in edicola (europa) o non avesse avuto comprensibilmente nessuna intenzione di comprarne una copia, eccola:

http://rassegna.governo.it/testo.asp?d=30763800

adeu

martedì 3 giugno 2008

sabbia in bocca

tutto bene, tutto bello. soriga, la donà, per non parlare del divo. il film, intendo. io dico bellissimo. andate e obiettate pure, ma non mi smuoverò.
però a questo blog serve qualche intervento di restyling. insomma, gli anni son quasi trenta, là fuori, e qua dentro già quasi tre. occorre un salto di qualità. l'idea, più o meno, è questa: mi faccio tutti gli europei con tanto di pagelle semiserie, come ai mondiali, e poi punto e a capo. a capo come, a fare che? vedremo. magari lo faccio diventare solo un luogo di culture. chi vivrà, diceva don rino. chi vivrà vedrà.


qualche giorno fa, intanto, è uscito un libro che ho curato io per i tipi di castelvecchi. si intitola gli insabbiati, e racconta otto storie di giornalisti ammazzati in sicilia. dalla mafia? dalla mafia. e non solo dalla mafia. ché la storia d'italia è buia, buia sempre, e qualche volta buia ancor di più. l'autore del libro è a sua volta un giornalista, molto bravo. si chiama luciano mirone, è siciliano, collabora con la repubblica e con altre testate. la prima edizione è datata 1999, oggi abbiamo tirato fuori una versione aggiornata, con piccole e grandi storie molto interessanti. peppino impastato, mauro de mauro, giuseppe fava, e poi via di seguito tutti gli altri: felice di essermene occupato.
la prefazione, poi, è di rita borsellino.
non prendetelo necessariamente come un consiglio.
e statemi bene.