grigia parigi, dove la notte si scioglie tra birra e pastis negli angoli tra pigalle e montmartre, dove il cielo piove o se non piove ammonisce che il sole potrebbe anche non splendere mai più, dove le donne passeggiano con la tavolozza confusa delle loro pelli e i loro occhi mezzo tristi e mezzo indispettiti dagli sguardi altrui, dove la senna inghiotte i ricordi e i mercati non finiscono mai.
e la tua vecchia amica, col suo cappello da pittrice o da dipinto, ebra di tutto ciò, e i tuoi compagni improvvisati che si perdono nell'assurdo di tanta diversità, e gli occhi della donna della tua vita che frullano di gioia e di quasi sconosciuta adeguatezza.
in mezzo a parigi, ogni tanto, può capitare che ci sia anche tu, alieno senza lingua e con la bocca piena di dolci e caffèallatte, e pensi allora tutte le storie su questo posto da qualche parte dovranno pur andare a finire, pensi forse un giorno anch'io qualcosa a qualcuno racconterò.
lunedì 21 gennaio 2008
mercoledì 16 gennaio 2008
dagli al magistrato
il magistrato li indaga e loro dicono che è un attacco politico.
il magistrato li mette dentro, o mette dentro le loro mogli, e loro dicono che è un tiro al bersaglio.
poi vanno in parlamento, quasi piangendo si dimettono, e raccolgono la solidarietà di tutti, ma proprio tutti, gli scranni.
amici, nemici, per un giorno uniti.
bene, abbattiamo pure ogni credibilità della magistratura.
neanche fosse uno dei tre poteri dello stato.
per difendersi occorre delegittimare l'altra parte, senza entrare nel merito. ovvio che è così. appannaggio dei berluscones, credevo. invece funziona così anche dalla nostra parte (perché sì, mastella è dalla nostra parte).
lasciamo perdere.
e lasciamo perdere il papa, operazione mediatica di nessuno spessore. sarebbe stato meglio nell'ordine: non invitarlo; non farla troppo lunga sul fatto che fosse stato invitato; non proibire ai contestatori di contestarlo. peccato.
così mi congedo, confidando in giove pluvio, che si prenda una vacanza anche lui. parigi con la pioggia un'altra volta, no.
au revoir
il magistrato li mette dentro, o mette dentro le loro mogli, e loro dicono che è un tiro al bersaglio.
poi vanno in parlamento, quasi piangendo si dimettono, e raccolgono la solidarietà di tutti, ma proprio tutti, gli scranni.
amici, nemici, per un giorno uniti.
bene, abbattiamo pure ogni credibilità della magistratura.
neanche fosse uno dei tre poteri dello stato.
per difendersi occorre delegittimare l'altra parte, senza entrare nel merito. ovvio che è così. appannaggio dei berluscones, credevo. invece funziona così anche dalla nostra parte (perché sì, mastella è dalla nostra parte).
lasciamo perdere.
e lasciamo perdere il papa, operazione mediatica di nessuno spessore. sarebbe stato meglio nell'ordine: non invitarlo; non farla troppo lunga sul fatto che fosse stato invitato; non proibire ai contestatori di contestarlo. peccato.
così mi congedo, confidando in giove pluvio, che si prenda una vacanza anche lui. parigi con la pioggia un'altra volta, no.
au revoir
martedì 15 gennaio 2008
ma cominciar comincia
e poi si va a paris.
vorrei prepararmi leggendo vila-matas, caustico e illuminante. "parigi non finisce mai", feltrinelli. vedremo se riuscirò a procurarmelo prima della partenza. mai letto vila-matas? se potete, fatelo. purché sentiate il bisogno di evadere in una dimensione fatta di sarcasmo e virtuosi mulinelli intellettual-letterari allo stato puro. poi c'è anche un romanzo, "il viaggio verticale", che io ho fruito in spagnolo. non male.
oppure un francese, ma adesso come adesso non me la sento. voglio dire, un vero francese. no, non ora.
(ma prima di partir, forse, a questi lidi tornerò)
vorrei prepararmi leggendo vila-matas, caustico e illuminante. "parigi non finisce mai", feltrinelli. vedremo se riuscirò a procurarmelo prima della partenza. mai letto vila-matas? se potete, fatelo. purché sentiate il bisogno di evadere in una dimensione fatta di sarcasmo e virtuosi mulinelli intellettual-letterari allo stato puro. poi c'è anche un romanzo, "il viaggio verticale", che io ho fruito in spagnolo. non male.
oppure un francese, ma adesso come adesso non me la sento. voglio dire, un vero francese. no, non ora.
(ma prima di partir, forse, a questi lidi tornerò)
mercoledì 9 gennaio 2008
bin barak
non sarebbe meraviglioso se come presidente gli stati uniti d'america avessero un negro il cui nome differisce per una sola lettera da quello del nemico pubblico numero uno (dichiarato, almeno) del paese? un po' come se all'eliseo finisse uno che si chiama materazze, o al quirinale uno che si chiama berluscono.
ma io temo proprio che non succederà.
intanto a roma è tornato l'autunno. poco altro da segnalare.
take care.
ma io temo proprio che non succederà.
intanto a roma è tornato l'autunno. poco altro da segnalare.
take care.
giovedì 3 gennaio 2008
meglio del tre
è che se uno passa un'intera giornata al freddo poi va a finire che il freddo non gli si toglie di dosso nemmeno andando dritto all'inferno, e sì che ad avere l'indirizzo, lo giuro, partirei seduta stante. oggi al lavoro fa ancora freddo, anche se gli altri dicono che no, va meglio, rispetto a ieri è tutta un'altra cosa, e allora mi sa che è proprio il caso di preoccuparsi. la mano destra, d'altronde, fatica a scaldardsi da settimane, come se ogni giorno si svegli in ritardo di qualche ora rispetto al resto del corpo. ma i dottori dicono no, va tutto bene, it's only in your head. sarà. fuori non piove ma potrebbe da un momento all'altro, e sì che l'ombrello se n'è volato via in treno verso perugia insieme a chiara, mentre sul tappetino della mia macchina parcheggiata per la prima volta sotto la finestra della mia casa romana è rimasta in pegno una pietra color bordeaux che a giudicare dall'occhiello dorato che le sta appicciato doveva appartenere a qualche orecchino di qualcuna delle donne che ho trasportato a capodanno.
nel frattempo il nuovo disco dei rem ha un nome che è anche un bel nome ("accelerate"), e per gennaio dobbiamo attenderci il nuovo disco dei baustelle e il nuovo disco dei 24 grana, e poi a febbraio, dicono, quello di elio e le storie tese, mentre di fronte a chi mi manifesta il suo terrore perché, è ovvio, tempo qualche mese e ci ritroviamo di nuovo il nano al governo io mi sento preoccupantemente distante, direi quasi indifferente, e questo vuol dire che c'è qualcosa che non va, perché è tutto vero, ed è vero, sì che è vero, che questo non sarebbe mai dovuto capitare.
ma, come dicevo ieri a bozzi, il due è sempre meglio dell'uno. e il tre del due. il quattro, poi, già me lo l'immagino come sarà.
nel frattempo il nuovo disco dei rem ha un nome che è anche un bel nome ("accelerate"), e per gennaio dobbiamo attenderci il nuovo disco dei baustelle e il nuovo disco dei 24 grana, e poi a febbraio, dicono, quello di elio e le storie tese, mentre di fronte a chi mi manifesta il suo terrore perché, è ovvio, tempo qualche mese e ci ritroviamo di nuovo il nano al governo io mi sento preoccupantemente distante, direi quasi indifferente, e questo vuol dire che c'è qualcosa che non va, perché è tutto vero, ed è vero, sì che è vero, che questo non sarebbe mai dovuto capitare.
ma, come dicevo ieri a bozzi, il due è sempre meglio dell'uno. e il tre del due. il quattro, poi, già me lo l'immagino come sarà.
mercoledì 2 gennaio 2008
martedì 25 dicembre 2007
war is over (comme, no?)
dico una cosa scontata, ma evidentemente non troppo. sapete quei tizi che a natale inviano messaggi preconfezionati a tutta la loro rubrica. andrebbero incriminati, dico io. se mi sorreggono voglia e memoria, a breve pubblicherò una serie di quelli che saranno arrivati a me.
e buon natale, per quel che significhi.
e buon natale, per quel che significhi.
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