un paio di cose le so, sul diritto. in un'epoca lontana, svogliatamente, studiavo libri che raccontavano la storia del progresso della società moderna, dei lumi del setteceto e della meravigliosa epopea degli stati liberali. degli stati di diritto. un paio di cose le so, adesso, a distanza di dieci anni me le ricordo ancora. le fondamenta dello stato di diritto vengono dritte dall'età dei lumi, sapete, monsieur montesquieue, la faccenda della separazione dei poteri.
il legislativo, l'esecutivo e il giudiziario. indipendenti l'uno dall'altro. niente ingerenze, o torniamo indietro nella storia, fenomeno pericolosissimo, non si sa mai che uno tornando indietro nel tempo perda i pezzi, mani, occhi, cervella, tutto. attenzione, quindi. separazione dei poteri!, gridavano i professori. poteri indipendenti!, urlavano.
certo, berlusconi a quel punto era durato al governo meno di un anno. ora, più o meno, a palazzo chigi s'è fatto un settennato. e la trasformazione della separazione dei poteri in conflitto continuo tra i poteri è un dato di fatto assodato ormai da tempo. però, nonostante le tante leggi ad personam, le porcate, in parlamento e al governo, fin qui non si era mai arrivati.
sapere come funziona la giustizia, in italia? la storia dei tre gradi di giudizio? la corte di cassazione come ultimo passo?
ecco, ora berlusconi emana un decreto legge ad personam (e quindi fuorilegge, per quanto gli italiani abituati a quelle ad cavalierem non se ne rendano nemmeno più conto, la fattispecie generale è costruita ad hoc sul caso eluana) che sbugiarda una sentenza passata in giudicato. ragazzi, questo è un golpe, anche formalmente. non si fa, è fuori dalla legge, fuori dalla costituzione. fuori dal concetto stesso di stato di diritto. la separazione dei poteri? la separazione dei poteri un corno? al di là del merito, su cui pure tanto ci sarebbe da discutere.
ci resta napolitano, adesso. pare che non firmerà. spero che non firmerà.
è che i lumi si stanno spegnendo. tutti, mi sa.
stateben
venerdì 6 febbraio 2009
martedì 3 febbraio 2009
dozzini il pragmatico
che stanchezza, questo blog.
eppure ce ne sarebbero, di cose da dire.
roma, per esempio, è andata. passata. esaurita. lo sanno tutti, non è un annuncio, ma certo che due parole dovrei spendercele. invece niente. sarà questo pragmatismo che m'ha preso, questa voglia di badare al sodo, pochi fronzoli e pochi sentimenti a buon mercato.
roma, mi viene da pensare, si farà mancare tra un po'. per adesso c'è questo gran benessere di stare a casa mia, di dormire su un vero letto e di mangiare veri cibi, questa soddisfazione di non scontrarsi con i gomiti e le schiene e le teste di sconosciuti che pensano di aver più diritto a star comodi nell'autobus di te, questa divertente necessità di gestire il proprio tempo ma senza l'assillo dei bisogni elementari da soddisfare. boh, ora sto bene.
e in questa mia prima settimana perugina, senza la chiara che lavora in montagna, senza trippa che gironzola per valencia (!), senza il meuri che congela a milano, ma con bozzi e la patrizia e chissà chi altri ancora, in questa mia prima settimana perugina, insomma, dubito che il giallo del mio quartiere capitolino mi mancherà.
ok.
state bene.
e ascoltate i franz ferdinand, gli ultimi franz ferdinand.
g
eppure ce ne sarebbero, di cose da dire.
roma, per esempio, è andata. passata. esaurita. lo sanno tutti, non è un annuncio, ma certo che due parole dovrei spendercele. invece niente. sarà questo pragmatismo che m'ha preso, questa voglia di badare al sodo, pochi fronzoli e pochi sentimenti a buon mercato.
roma, mi viene da pensare, si farà mancare tra un po'. per adesso c'è questo gran benessere di stare a casa mia, di dormire su un vero letto e di mangiare veri cibi, questa soddisfazione di non scontrarsi con i gomiti e le schiene e le teste di sconosciuti che pensano di aver più diritto a star comodi nell'autobus di te, questa divertente necessità di gestire il proprio tempo ma senza l'assillo dei bisogni elementari da soddisfare. boh, ora sto bene.
e in questa mia prima settimana perugina, senza la chiara che lavora in montagna, senza trippa che gironzola per valencia (!), senza il meuri che congela a milano, ma con bozzi e la patrizia e chissà chi altri ancora, in questa mia prima settimana perugina, insomma, dubito che il giallo del mio quartiere capitolino mi mancherà.
ok.
state bene.
e ascoltate i franz ferdinand, gli ultimi franz ferdinand.
g
mercoledì 7 gennaio 2009
anni zero
basta cene, basta soldi in fumo, basta stomaco sottosopra.
è andata anche la befana, e oggi abbiamo già una settimana di 2009 alle spalle. tra meno di un anno saremo negli anni 10, e da quel momento in poi quel che faremo sarà molto più facile da catalogare (insomma, parlare di "anni 0", al di là delle licenze cantautoriali di mr luci della centrale elettrica, non è proprio il massimo).
e poi ci ricorderemo che sul finire del primo decennio del secolo ci fu una nuova guerra in medioriente. ma nessuno si ricorderà come andarono esattamente le cose. io già non lo so più. le centinaia di palestinesi morti tra natale e un secondo fa, nemmeno.
ok.
buon anno.
è andata anche la befana, e oggi abbiamo già una settimana di 2009 alle spalle. tra meno di un anno saremo negli anni 10, e da quel momento in poi quel che faremo sarà molto più facile da catalogare (insomma, parlare di "anni 0", al di là delle licenze cantautoriali di mr luci della centrale elettrica, non è proprio il massimo).
e poi ci ricorderemo che sul finire del primo decennio del secolo ci fu una nuova guerra in medioriente. ma nessuno si ricorderà come andarono esattamente le cose. io già non lo so più. le centinaia di palestinesi morti tra natale e un secondo fa, nemmeno.
ok.
buon anno.
sabato 20 dicembre 2008
starai meglio. presto.
tedeschi che cantano in inglese, sarebbe meglio di no.
ma se il panorama musicale è quel che è, e per una volta fai finta che myspace e il p2p e internet tutto non esistano e decidi di fidarti incondizionatamente di un consiglio del tuo venditore di dischi di sempre, se così stanno le cose, insomma, allora puoi anche decidere di ignorare le carte di identità e ascoltare e nient'altro.
get well soon.
perché no?
ma se il panorama musicale è quel che è, e per una volta fai finta che myspace e il p2p e internet tutto non esistano e decidi di fidarti incondizionatamente di un consiglio del tuo venditore di dischi di sempre, se così stanno le cose, insomma, allora puoi anche decidere di ignorare le carte di identità e ascoltare e nient'altro.
get well soon.
perché no?
giovedì 11 dicembre 2008
queto è
Franziska si fermò, chinò il busto in avanti, allungò il braccio e gridò: "Queto è, queto è?".
Era davvero bellissimo, un grosso pezzo di buccia d'arancia perfettamente integro che qualcuno aveva gettato oltre il nostro steccato. "Una buccia d'arancia", dissi. "Cosa?" chiese lei. "Una buccia d'arancia", ripetei. "Cosa?" - "Una buccia d'arancia", esclamai. "Queto è?" Una buccia d'arancia e ancora, una buccia d'arancia. E all'improvviso capii: una buccia d'arancia! Franziska mi comprese all'istante. Aveva notato dal mio tono o da non so cos'altro che finalmente le avevo dato la spiegazione esatta. Entrambi osservavamo la buccia d'arancia e con essa il miracolo che la buccia d'arancia ci fosse, e che ci fossimo noi e tutti e tutto, il grande miracolo insomma. Non c'è altro da dire, non chiedetemi spiegazioni. Coglievamo il miracolo di esserci. Punto. Devo dire che ci vidi nel grembo dell'universo? Ma non vidi solo noi, bensì tutti e tutto. E ogni singola cosa e creatura, ma non come quando si abbraccia qualcosa con lo sguardo, bensì come se ogni singola cosa e creatura fosse vicina. Avevamo abbandonato tutto ciò che è spaventoso e tutto ciò che è umano e tutto ciò che è brutto e tutto ciò che è bello. Non ne ero separato, non c'era niente in mezzo, tra me, noi e tutto.
Ingo Schulze - Bolero Berlinese
Era davvero bellissimo, un grosso pezzo di buccia d'arancia perfettamente integro che qualcuno aveva gettato oltre il nostro steccato. "Una buccia d'arancia", dissi. "Cosa?" chiese lei. "Una buccia d'arancia", ripetei. "Cosa?" - "Una buccia d'arancia", esclamai. "Queto è?" Una buccia d'arancia e ancora, una buccia d'arancia. E all'improvviso capii: una buccia d'arancia! Franziska mi comprese all'istante. Aveva notato dal mio tono o da non so cos'altro che finalmente le avevo dato la spiegazione esatta. Entrambi osservavamo la buccia d'arancia e con essa il miracolo che la buccia d'arancia ci fosse, e che ci fossimo noi e tutti e tutto, il grande miracolo insomma. Non c'è altro da dire, non chiedetemi spiegazioni. Coglievamo il miracolo di esserci. Punto. Devo dire che ci vidi nel grembo dell'universo? Ma non vidi solo noi, bensì tutti e tutto. E ogni singola cosa e creatura, ma non come quando si abbraccia qualcosa con lo sguardo, bensì come se ogni singola cosa e creatura fosse vicina. Avevamo abbandonato tutto ciò che è spaventoso e tutto ciò che è umano e tutto ciò che è brutto e tutto ciò che è bello. Non ne ero separato, non c'era niente in mezzo, tra me, noi e tutto.
Ingo Schulze - Bolero Berlinese
mercoledì 3 dicembre 2008
+49
l'ufficio stampa è sbrigativo, sarà perché la sua è una grande casa editrice e il mio un piccolo giornale. con una mail da 30 battute mi dà il numero di cellulare dello scrittore, tedeschi l'uno e l'altro, e nemmeno non dico un appuntamento telefonico ma, che so, un'indicazione di massima, tipo chiamalo di mattina, o dopo le 5, o non giovedì. niente. poi dei due libri che gli avevo chiesto di inviarmi, uno è sbagliato, ce l'ho già e non mi rimarrà che regalarlo al mio amico che di quel libro, a mio parere, è più bisognoso. e l'intervista? l'intervista la farò. esosamente, e forse improvvisamente. o annunciandola prima con un sms (insomma, siamo nel 2008, non biasimatemi). ne avrete notizia, quando sarà passata in giudicato.
e la caffettiera smette di fare il suo mestiere, spingendomi a ricorrere ad antichi rimedi suggeriti dalla mia collega napoletana.
mentre il cielo arrembante romano degli ultimi giorni batte in ritirata e lascia spazio al blu che gli sta dietro, e il sole benedice dicembre e il suo freddo.
state bene.
e la caffettiera smette di fare il suo mestiere, spingendomi a ricorrere ad antichi rimedi suggeriti dalla mia collega napoletana.
mentre il cielo arrembante romano degli ultimi giorni batte in ritirata e lascia spazio al blu che gli sta dietro, e il sole benedice dicembre e il suo freddo.
state bene.
venerdì 28 novembre 2008
barba e capelli
fucili e granate e cieco furore negli occhi. mumbai - bombay - è scesa all'inferno. l'india, enorme e più vicina di quel che crediamo, lancia il suo grido e c'è chi, come me, non sa nemmeno come inorridire.
novembre, intanto, è quasi al capolinea, ce lo ricordano l'odierno compleanno di cagnini e quello imminente di tutta una serie di persone rilevanti (tipo mio padre, virginia, woody allen, il padre di gabo màrquez e totò schillaci), e ce lo ricorda pure il freddo che è venuto fuori in una settimana e che io combatto a forza di non tagliare barba e capelli ed esibendo un cappotto che manco il dottor zivago.
domani, malinconia per malinconia, moltheni suona e canta all'urban, a dispetto di quando, tre anni fa esatti, appena sceso da un certo palco ternano urlò il suo odio verso perugia e i perugini di fronte a degli increduli, o forse solo sorpresi, meuri e me medesimo.
questo venerdì orfano di carezze lo passerò leggendo racconti di intensi scrittori tedeschi, digerendo la mia quasi solita padella di seppie coi piselli e, a quanto pare da quel che è accaduto negli ultimi minuti, starnutendo.
poteva andarmi peggio.
ma anche meglio, of course.
state bene.
g
novembre, intanto, è quasi al capolinea, ce lo ricordano l'odierno compleanno di cagnini e quello imminente di tutta una serie di persone rilevanti (tipo mio padre, virginia, woody allen, il padre di gabo màrquez e totò schillaci), e ce lo ricorda pure il freddo che è venuto fuori in una settimana e che io combatto a forza di non tagliare barba e capelli ed esibendo un cappotto che manco il dottor zivago.
domani, malinconia per malinconia, moltheni suona e canta all'urban, a dispetto di quando, tre anni fa esatti, appena sceso da un certo palco ternano urlò il suo odio verso perugia e i perugini di fronte a degli increduli, o forse solo sorpresi, meuri e me medesimo.
questo venerdì orfano di carezze lo passerò leggendo racconti di intensi scrittori tedeschi, digerendo la mia quasi solita padella di seppie coi piselli e, a quanto pare da quel che è accaduto negli ultimi minuti, starnutendo.
poteva andarmi peggio.
ma anche meglio, of course.
state bene.
g
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