martedì 12 giugno 2007

so you want to be a rock and rolls tar

la giulia dice che era meglio l'altro, e sinceramente anch'io fatico ad abituarmi a tutti questi nuovi aggeggi che ho a disposizione. la veste minimalista di diablogando ormai mi calzava a pennello. comunque. comunque sabato scorso ho fatto il giurato a questo concorso musicale, al rockcastle. quattro band in gara per le due categorie: under 20 e 20/30 (anni, ovvio). si trattava della quarta e ultima serata eliminatoria prima della finalissima di sabato prossimo, che si svolgerà al frontone. tre band concorrevano per la categoria senior, una per la junior. ebbene, delle prime tre solo una aveva un accennato senso di esistere. proponendo qualcosa del tipo beastie boys de noantri. i ragazzini, invece, erano bravi. canzoni per niente scontate, buona tecnica, voce piena. un post-rock un po' grunge e un po' progressivo. si chiamano benders, immagino che ne sentiremo parlare in futuro. ma quello che volevo sottolineare, ora, è un dato comune a tutti e quattro i gruppi. pare che a nessun ragazzino che faccia parte di una rock band, oggi, venga in mente di scrivere, suonare e cantare canzoni in italiano. tre su quattro, sabato, avevano un repertorio interamente anglofono, gli altri non hanno resistito a ficcare stralci in inglese qua e là nel testo di una dei loro pezzi. io non approvo. che ragione c'è, dico io, di scrivere canzoni in inglese? più facile da masticare in un brano rock, sono d'accordo. ma è così inevitabile fare per forza le cose più facili, su questa tera? voi che ne dite?
take care

3 commenti:

Federico ha detto...

Non approvo nemmeno io, e non credo che sia più facile masticare inglese piuttosto che italiano in un brano rock, magari è solo più comune. Prima di andare a letto aggiungo un'osservazione, le cose più facili spesso sono le migliori, sono quelle scontate e banali che andrebbero evitate

Ale ha detto...

giusto Gionni, giustissimo

goz ha detto...

non so se le cose più facili siano spesso le migliori. a volte, direi. dipende. ciò non toglie che ogni forma d'espressione artistica sottosta a una legge incontestabile: semplicità e complessità contano, e di solito la questione è dirimente, ma chi ha il tocco magico può permettersi di fare qualsiasi cosa. dico io